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Opere fondamentali classe IV
La critica della ragion pura
Nella Critica della ragion pura Kant si propone di sottoporre a giudizio la ragione umana. Dato che ai tempi di Kant il sapere si articolava in scienza (matematica e fisica) e metafisica, sono questi i soggetti della critica. Kant si pone in quest'opera le seguenti domande:
- Com'è possibile la matematica pura?
- Com'è possibile la fisica pura?
- Com'è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale?
- Com'è possibile la metafisica come scienza?
Mentre nel caso della matematica e della fisica si tratta di giustificare una situazione di fatto, chiarendo le condizioni che le rendono possibili come scienza, nel caso della metafisica bisogna scoprire se essa possa porsi come scienza o se essa sia condannata alla non-scientificità.
I giudizi
Kant per giudizio intende una connessione di concetti che unisce un soggetto ad un predicato. I giudizi possono essere di più tipi:
- Analitici (dal greco analuo: sciolgo): quando il predicato non aggiunge nulla al contenuto del soggetto.
- Sintetici (dal greco syntithemi: metto insieme): quando il predicato aggiunge qualcosa al contenuto del soggetto.
- A priori: prescindono dall'esperienza.
- A posteriori: traggono origine e dipendono dall'esperienza.
Nell'introduzione Kant riflette su quali giudizi possano essere considerati scientifici e giunge alla conclusione che per essere scientifico un giudizio dev'essere fecondo, universale e necessario. Sulla base di questa premessa Kant analizza le posizioni filosofiche dell'epoca, dividendole in due grandi gruppi: il razionalismo e l'empirismo.
Secondo Kant, sono tipici del razionalismo i giudizi analitici a priori: essi godono della necessità e dell'universalità, ma non della fecondità poiché il predicato si limita ad esplicare caratteristiche già presenti nel soggetto.
Tipici dell'empirismo (soprattutto di Hume) sono i giudizi analitici a posteriori: essi sono fecondi, in quanto il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto, ma non sono né universali né necessari, in quanto derivano dall'esperienza e non fanno uso delle forme a priori.
Kant giunge dunque alla conclusione che gli unici giudizi scientifici siano i giudizi sintetici a priori: essi infatti fanno uso delle forme a priori della ragione umana (quindi sono necessari e universali) aggiungendo nel contempo qualcosa di nuovo al soggetto (e pertanto sono anche fecondi). La scienza perciò esiste ed è universale, perché alla sua base vi sono i giudizi sintetici a priori, quindi fecondi, universali e necessari.
Secondo Kant le forme a priori della ragione umana sono lo spazio, il tempo e le dodici categorie.
La “rivoluzione copernicana”
Una volta appurato che i giudizi scientifici sono i giudizi sintetici a priori, Kant si pone un'ulteriore domanda: se non derivano dall'esperienza, da dove provengono i giudizi sintetici a priori?
Kant risponde a questo interrogativo elaborando una nuova teoria della conoscenza, suddividendo quest'ultima in materia e forma:
- la materia della conoscenza è la molteplicità caotica e mutevole delle impressioni sensibili che provengono dall'esperienza;
- la forma della conoscenza è l'insieme delle modalità fisse attraverso le quali la mente umana ordina tali impressioni.
Esse possono essere considerate come dei filtri, delle forme innate che appartengono ad ogni soggetto pensante: come tali queste forme sono a priori rispetto all'esperienza e hanno validità universale e necessaria, in quanto tutti le possiedono e le applicano allo stesso modo.
Kant definisce questa teoria una rivoluzione copernicana: così come Niccolò Copernico per spiegare i moti celesti aveva ribaltato il rapporto tra la Terra ed il Sole, allo stesso modo Immanuel Kant per spiegare la scienza ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto: non è la mente che si modella in modo passivo sulla realtà, ma la realtà che si modella sulle forme a priori attraverso cui la percepiamo.
Tale ipotesi kantiana porta a dividere la realtà tra fenomeno e noumeno:
- il fenomeno è la realtà che ci appare tramite le forme a priori; esso si manifesta ed è un oggetto reale solo nel rapporto con il soggetto pensante e conoscente;
- il noumeno è la realtà in sé, considerata indipendentemente da noi e dalle forme a priori; esso esiste ma non si manifesta e non viene percepito.
Le facoltà della conoscenza
Kant distingue tre facoltà conoscitive: la sensibilità, l'intelletto e la ragione.
- la sensibilità è la facoltà con cui gli oggetti ci sono dati intuitivamente attraverso i sensi e tramite le forme a priori di spazio e tempo;
- l'intelletto è la facoltà attraverso cui pensiamo i dati sensibili tramite i concetti puri o le categorie;
- la ragione è la facoltà attraverso cui, procedendo oltre l'esperienza, cerchiamo di spiegare globalmente la realtà mediante le idee di anima, mondo e Dio.
Su questa tripartizione della facoltà conoscitiva è basata anche la divisione della Critica in generale. L'opera si divide in due tronconi principali:
- a) la dottrina trascendentale degli elementi, che si propone di scoprire quegli elementi della forma della conoscenza che Kant chiama "puri" o "a priori";
- b) la dottrina trascendentale del metodo, che consiste nel determinare l'uso possibile degli elementi a priori della conoscenza.
La dottrina trascendentale degli elementi si sdoppia a sua volta in due rami:
- l'estetica trascendentale, che studia la sensibilità e le forme a priori di spazio e tempo e dimostra come su di essa si fondi la matematica;
- la logica trascendentale.
La logica trascendentale a sua volta si sdoppia in due rami:
- l'analitica trascendentale, che studia le forme a priori dell'intelletto, dimostrando come su di essa si basi la fisica;
- la dialettica trascendentale, che studia le forme a priori delle idee, dimostrando come su di esse si basi la metafisica.
L'estetica trascendentale
Nell'estetica trascendentale Kant studia la sensibilità e le sue forme a priori. Egli considera la sensibilità "ricettiva", perché essa non genera i propri contenuti, ma li accoglie per intuizione dalla realtà esterna o dall'esperienza interna. Essa però è anche attiva in quanto organizza il materiale delle sensazioni tramite lo spazio ed il tempo, le sue forme a priori.
- lo spazio è la forma del senso esterno, cioè quella rappresentazione a priori che sta a fondamento di tutte le intuizioni esterne e del loro disporsi l'una accanto all'altra;
- il tempo è la forma del senso interno, cioè quella rappresentazione a priori che sta a fondamento di tutti nostri stati interni e del loro disporsi secondo una precisa successione.
Dato che tramite il senso interno noi riceviamo anche i dati del senso esterno, il tempo è anche la forma del senso esterno. Si può quindi dire che, sebbene non tutte le cose siano nello spazio, tutte le cose sono nel tempo.
Tale tesi sullo spazio e sul tempo è spiegata da Kant in due parti del capitolo:
- l'esposizione metafisica, in cui Kant giustifica la sua teoria con argomenti teorici generali;
- l'esposizione trascendentale, in cui Kant giustifica la sua teoria con argomenti tratti dalla considerazione delle scienze matematiche.
L'esposizione metafisica
Nell'Esposizione Metafisica Kant confuta sia la visione empiristica (Locke), che considerava spazio e tempo come nozioni tratte dall'esperienza, sia la visione oggettivistica (Newton), che considerava spazio e tempo come entità a sé stanti, sia la visione concettualistica (Leibniz), che considerava spazio e tempo come concetti che esprimono i rapporti tra le cose.
Contro l'interpretazione empiristica, Kant afferma che spazio e tempo non possono derivare dall'esperienza, in quanto per fare un'esperienza qualsiasi dobbiamo già presupporre le rappresentazioni originarie di spazio e tempo.
Contro l'interpretazione oggettivistica, Kant afferma che la teoria oggettivistica è impossibile, in quanto se lo spazio ed il tempo fossero entità a sé stanti essi dovrebbero esistere anche se all'interno di essi non vi fossero oggetti. Tuttavia questo non è possibile in quanto non è concepibile una cosa reale senza un oggetto reale. Kant puntualizza altresì che spazio e tempo non sono dei contenitori con degli oggetti all'interno, bensì dei quadri mentali a priori entro cui connettiamo i dati fenomenici.
Contro la visione concettualistica, Kant ribadisce che spazio e tempo non possono essere considerati concetti in quanto essi hanno natura intuitiva e non discorsiva.
Sebbene rifiuti la teoria oggettivistica, Kant accetta la teoria di Newton in base alla quale spazio e tempo sarebbero coordinate assolute dei fenomeni. Egli cerca anche di giustificare tale assolutezza facendo di spazio e tempo delle condizioni a priori del conoscere.
L'esposizione trascendentale
Nell'Esposizione trascendentale Kant giustifica la sua teoria su spazio e tempo mediante considerazioni sulla matematica.
Kant considera la geometria e l'aritmetica delle scienze squisitamente a priori. Esse sono sintetiche in quanto ampliano le nostre conoscenze mediante costruzioni mentali che vanno oltre ciò che è già noto. Ad esempio l'addizione 7+5=12 è sintetica in quanto il risultato 12 viene raggiunto tramite l'operazione del sommare e non può essere raggiunto per via intuitiva e analitica (ciò è facilmente intuibile con operazioni complesse tipo 345.678+456.345=802.023, che non possono essere raggiunte con la semplice analisi dei numeri). La matematica inoltre è a priori perché i teoremi matematici e geometrici valgono indipendentemente dall'esperienza.
Il punto di appoggio delle costruzioni sintetiche a priori della matematica sono le intuizioni di spazio e tempo. La geometria è la scienza che dimostra a priori le proprietà delle figure mediante l'intuizione pura di spazio. L'aritmetica è la scienza che dimostra a priori le proprietà delle serie numeriche, basandosi sull'intuizione pura di tempo.
In quanto a priori, la matematica è anche universale e necessaria, valida per tutte le menti pensanti. Pur essendo una costruzione della nostra mente, la matematica vale anche per la natura. Questo è spiegato da Kant in quanto l'esperienza fenomenica (ai cui oggetti viene applicata la matematica), essendo intuita nello spazio e nel tempo – che sono anche i cardini della matematica – possiede già di per sé una configurazione geometrica e aritmetica.
La logica trascendentale
La Logica trascendentale studia "l'origine, l'estensione e la validità oggettiva" delle conoscenze a priori che sono proprie dell'intelletto e della ragione. Il capitolo si sdoppia in due rami:
- l'Analitica trascendentale studia l'origine, l'estensione e la validità oggettiva delle conoscenze a priori proprie dell'intelletto e prova come su di esse si basi la fisica;
- la Dialettica trascendentale studia l'origine, l'estensione e la validità oggettiva delle conoscenze a priori proprie delle idee e prova come su di esse si basi la metafisica.
L'analitica trascendentale
L'Analitica trascendentale si sdoppia a sua volta in due parti:
- l'Analitica dei concetti;
- l'Analitica dei principi.
L'Analitica dei concetti
Se le intuizioni sono affezioni, cioè qualcosa di passivo, i concetti sono invece funzioni, ovvero operazioni attive con cui si ordinano diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune. I concetti possono essere empirici, cioè costruiti con materiali ricavati dall'esperienza, o puri, cioè contenuti a priori nell'intelletto. I concetti puri si identificano con le categorie, cioè quei concetti basilari della mente che costituiscono le supreme funzioni unificatrici dell'intelletto. Siccome ogni concetto è "il predicato di un giudizio possibile", le categorie sono note come predicati primi.
Essendo forme dell'essere e del pensiero, le categorie kantiane hanno una portata puramente gnoseologico-trascendentale, in quanto esse non valgono per la cosa in sé, ma solo per il fenomeno.
Dopo aver spiegato cosa sono le categorie, Kant ne stila una precisa tavella in cui ad ogni modalità di giudizio corrisponde una categoria:
| Giudizi | Categorie | ||
|---|---|---|---|
| Quantità | universali | Quantità | unità |
| particolari | pluralità | ||
| singolari | totalità | ||
| Qualità | affermativi | Qualità | realtà |
| negativi | negazione | ||
| infiniti | limitazione | ||
| Relazione | categorici | Relazione | dell'inerenza e sussistenza (sostanza e accidente) |
| ipotetici | della causalità e dipendenza (causa ed effetto) | ||
| disgiuntivi | della comunanza (azione reciproca tra agente e paziente) | ||
| Modalità | problematici | Modalità | possibilità-impossibilità |
| assertori | esistenza-inesistenza | ||
| apodittici | necessità-contingenza | ||
Si può notare come queste categorie kantiane entrino in azione in tutti i giudizi o in tutte le proposizioni nei quali si concreta il nostro pensiero.
La deduzione trascendentale
Una volta formulata la tavola delle categorie, Kant si trova davanti ad un annoso problema: come mai le categorie, pur essendo forme soggettive della nostra mente, pretendono di valere anche per la natura, che non è creata dalla nostra mente?
Il ragionamento kantiano, riassunto all'osso, consiste in questo:
- a) poiché tutti i pensieri presuppongono l'io penso;
- b) e poiché l'io penso pensa tramite le categorie;
- c) ne segue che tutti gli oggetti pensati presuppongono le categorie.
Ciò significa, in pratica, che tutta la natura fenomenica obbedisce necessariamente alle forme a priori del nostro intelletto.
Seguendo tale ragionamento si capisce come l'io penso sia "il principio supremo della conoscenza umana", ossia ciò a cui deve sottostare ogni realtà per poter entrare nel campo dell'esperienza e per diventare un oggetto-per-noi. Allo stesso tempo, esso rappresenta ciò che rende possibile l'oggettività del sapere: infatti senza di esso e le categorie tramite cui esso opera, saremmo imprigionati nella soggettività e potremmo stabilire solo delle connessioni particolari e legate a particolari episodi.
Da notare che l'io di Kant non è affatto un io creatore ma, come Kant specifica, esso si limita solamente a ordinare una realtà che già preesiste.
L'Analitica dei principi
Nell'Analitica dei principi Kant indaga il modo in cui le categorie si applicano ai fenomeni. La domanda di partenza è la seguente: com'è possibile che l'intelletto condizioni effettivamente le intuizioni e gli oggetti sensibili? Se le categorie non sono proprietà delle cose, ma concetti puri a priori, per quale ragione esse dovrebbero valere per le cose? Perché le cose dovrebbero obbedire alle categorie?
Kant risponde a questi quesiti affermando che l'intelletto, non potendo agire direttamente sugli oggetti della sensibilità, agisce indirettamente su di essi tramite il tempo, attraverso cui tutti gli oggetti sono percepiti. In altre parole:
- a) il tempo condiziona gli oggetti;
- b) l'intelletto condiziona il tempo;
- c) ergo l'intelletto condiziona gli oggetti.
Questa sequenza avviene tramite una facoltà che Kant chiama immaginazione produttiva, in quanto produce a priori una serie di schemi temporali che corrispondono ognuno a una categoria. In altre parole la "rete" attraverso cui l'intelletto cattura i fenomeni corrisponde esattamente alle categorie, in quanto è organizzata proprio sulla base di esse. Vediamo come.
In generale Kant intende per schema la rappresentazione intuitiva di un concetto. Esso ha una certa parentela con l'immagine ma non va confuso con essa. Gli schemi corrispondenti alle categorie sono detti schemi trascendentali.
Gli schemi trascendentali sono le regole attraverso cui l'intelletto condiziona il tempo in conformità ai propri concetti a priori: in altre parole si può dire che essi sono categorie "tradotte" nel tempo.
| Categorie | Schemi Temporali | ||
|---|---|---|---|
| Quantità | unità | Quantità | numero |
| pluralità | numero | ||
| totalità | numero | ||
| Qualità | realtà | Qualità | esistenza in un tempo qualunque |
| negazione | esistenza in un tempo determinato | ||
| limitazione | esistenza in ogni tempo | ||
| Relazione | sostanza e accidente | Relazione | permanenza nel tempo (sostanza) |
| causa ed effetto | successione nel tempo | ||
| azione reciproca tra agente e paziente | simultaneità nel tempo | ||
| Modalità | possibilità-impossibilità | Modalità | esistenza in un tempo qualunque |
| esistenza-inesistenza | esistenza in un determinato tempo | ||
| necessità-contingenza | esistenza in ogni tempo | ||
L'intelletto puro e l'io “legislatore della natura”
Con la teoria degli schemi Kant giustifica il perché gli oggetti, anche se non creati dalla nostra mente, siano in sintonia col nostro modo di pensarli.
Kant procede quindi a spiegare i principi dell'intelletto puro, ovvero le regole tramite cui le categorie si applicano agli oggetti. I principi dell'intelletto puro sono le enunciazioni generali che possiamo formulare a priori sulle cose e, in quanto tali, si identificano con le leggi supreme dell'esperienza e le proposizioni di fondo del sapere scientifico. Di seguito si elencano i quattro gruppi in cui Kant divide i principi:
- Gli assiomi dell'intuizione (corrispondenti alle categorie di Quantità) affermano a priori che tutti i fenomeni intuiti sono quantità estensive.
- Le anticipazioni della percezione (corrispondenti alle categorie di Qualità) affermano a priori che ogni realtà percepita ha una quantità intensiva, ossia un grado di intensità.
- Le analogie dell'esperienza (corrispondenti alle categorie di Relazione) affermano a priori che l'esperienza è possibile solo mediante una trama necessaria basata sulle categorie di sostanza, causa e azione reciproca.
- I postulati del pensiero empirico in generale (corrispondenti alle categorie di Modalità) definiscono a priori come possibile, reale, o necessario ciò che si accorda rispettivamente con le condizioni formali, materiali e universali dell'esperienza.
Tale teoria coincide con quella dell'io legislatore della natura. Con tale teoria Kant afferma che l'intelletto non attinge le sue leggi dalla natura, ma le prescrive ad essa. Dall'io penso si possono derivare però solo le leggi che regolano la natura in generale. Le leggi particolari, invece, sono tratte dall'esperienza.
Gli ambiti d'uso delle categorie ed il noumeno
Le categorie, essendo la facoltà logica di unificare il molteplice della sensibilità, funzionano solo in rapporto al materiale che esse organizzano. Considerate di per sé, cioè senza essere riempite di dati provenienti dal senso esterno o interno, esse sono vuote. Esse sono infatti operanti solo in relazione al fenomeno, cioè l'oggetto proprio della conoscenza umana. Di conseguenza, per Kant, il conoscere non può estendersi al di là dell'esperienza. Le categorie, pertanto, non hanno un uso trascendentale, ma solo empirico.
Come già detto, Kant ha sempre ribadito che l'ambito della conoscenza umana è rigorosamente limitato al fenomeno. Il noumeno, invece, non può divenire, per definizione, oggetto di un'esperienza possibile. A riguardo del noumeno, Kant distingue tra un significato positivo e uno negativo:
- in senso positivo, il noumeno è l'oggetto di un'intuizione non sensibile, cioè di una conoscenza extra-fenomenica che a noi è preclusa, ma che potrebbe essere propria di un ipotetico intelletto divino in cui l'intuizione delle cose coincide con la creazione delle stesse;
- in senso negativo, il noumeno è invece il concetto di cosa in sé che non può mai entrare in rapporto conoscitivo con noi. In questo secondo senso, che è l'unico che noi uomini possiamo legittimamente adoperare, il noumeno costituisce una sorta di concetto-limite, che serve ad arginare le nostre pretese conoscitive.
Dialettica trascendentale
Nella Dialettica trascendentale Kant affronta il problema se la metafisica possa anch'essa costituirsi come scienza. L'uso del termine dialettica fa intuire la risposta negativa di Kant a tal proposito: secondo Kant, infatti, la dialettica è "l'arte sofistica di dare alla propria ignoranza e alle proprie illusioni l'aspetto della verità".
Genesi della metafisica e delle sue idee
La metafisica è un parto della ragione, la quale altro non è che un parto dell'intelletto stesso. Quest'ultimo, essendo la facoltà logica di unificare i dati sensibili tramite le categorie, è inevitabilmente portato a credere di voler pensare senza dati, come una colomba che, presa dall'ebbrezza del volo, crede di poter volare senz'aria, precipitando così a terra.
Secondo Kant, la nostra ragione, non paga del mondo fenomenico, è irresistibilmente attratta dal regno dell'assoluto, cioè verso una spiegazione globale e onnicomprensiva di tutto ciò che esiste.
Questa attrazione è dovuta a tre idee che sono proprie della ragione umana. Quest'ultima è portata ad unificare:
- i dati del senso esterno tramite l'idea di anima, che è l'idea della totalità assoluta dei fenomeni interni;
- i dati del senso interno tramite l'idea di mondo, che è l'idea della totalità assoluta dei fenomeni esterni;
- entrambi i dati tramite l'idea di Dio, che è l'idea della totalità di tutte le totalità ed il fondamento di tutto ciò che esiste.
L'errore della metafisica sta nel trasformare queste tre esigenze mentali in altrettante realtà, dimenticando che noi non abbiamo a che fare con la cosa in sé (il noumeno) ma solo con la realtà non oltrepassabile del fenomeno.
Kant nella Dialettica vuole pertanto mettere a nudo, tramite l'analisi critica, i fallimenti della metafisica e del pensiero quando esso procede oltre i limiti dell'esistenza. Per dimostrare l'infondatezza della metafisica, Kant prende in considerazione le tre scienze che costituiscono l'ossatura:
- la psicologia razionale, che studia l'anima;
- la cosmologia razionale, che indaga il mondo;
- la teologia razionale, che specula su Dio.
La critica della psicologia razionale e della cosmologia razionale
Kant ritiene che la psicologia razionale o metafisica sia fondata su un paralogismo: ovvero su un ragionamento errato che consiste nell'applicare la categoria di sostanza all'io penso, trasformandolo in una realtà permanente chiamata anima. In realtà l'io penso non è un oggetto empirico, ma solo un'unità formale a cui non possiamo applicare alcuna categoria.
Anche la cosmologia razionale è errata: essa pretende di spiegare il cosmo nella sua totalità, ma ciò è impossibile perché non è possibile avere un'esperienza di tutti i fenomeni, ma si può avere solo di alcuni. Pertanto quando i metafisici cercano di spiegare il cosmo cadono in procedimenti razionali e contraddittori noti come antinomie, che sono due ragionamenti ugualmente spiegabili razionalmente, ma opposti tra di loro e tra cui non è possibile operare una scelta.
Critica alla teologia razionale
Per criticare la teologia razionale Kant rivolge una serie di critiche alle prove dell'esistenza di Dio che la teologia ha elaborato, per colmare il fatto che nulla si può dire su Dio stesso.
- Prova ontologica: tale prova, proposta da Sant'Anselmo d'Aosta, prevede di ricavare l'esistenza di Dio dal semplice concetto di Dio come essere perfettissimo, affermando che, in quanto tale, Egli non può mancare dell'attributo dell'esistenza. Secondo Kant, tuttavia, non è possibile saltare dal piano della possibilità logica a quello della realtà ontologica, in quanto l'esistenza è qualcosa che possiamo constatare solo tramite l'esperienza e non per via puramente intellettiva. Kant usa al riguardo l'esempio dei cento talleri: la differenza tra cento talleri reali e cento talleri pensati non sta nel fatto se siano o no talleri, ma che i primi esistono e i secondi no.
- Prova cosmologica: tale prova, proposta da San Tommaso d'Aquino, si basa su una logica aristotelica: dato che il mondo è governato dal principio causa-effetto, risalendo la catena causa-effetto si giunge ad una causa incausata, che è Dio. Secondo Kant tale prova si basa su un'errata applicazione della categoria di causalità, utilizzata per passare dal mondo fisico-fenomenico al piano metafisico. Tra l'altro questa prova richiama la prova ontologica, in quanto la causa necessaria e perfetta non può fare a meno di esistere.
- Prova fisico-teologica: tale prova dice che, dato che esiste una realtà ordinata e strutturata, deve esserci una mente ordinatrice, che è Dio. Kant replica che per spiegare l'ordine della natura bastano le leggi scientifiche e non un essere metafisico. Da questo punto di vista basterebbe un dio ordinatore e non un dio creatore. Perciò si ricade nella prova cosmologica, in quanto questo dio ordinatore sarebbe la causa della natura.
L'uomo ha sempre preteso di dimostrare l'esistenza di un essere superiore che abbia le stesse caratteristiche del mondo, ma trascura il fatto che tali caratteristiche sono determinate e relative a noi, che in quanto finiti non possiamo fare esperienza dell'infinito.
NOTA: con queste critiche Kant non assume una posizione atea (che nega l'esistenza di Dio) bensì agnostica: egli crede infatti che la ragione umana non possa dimostrare l'esistenza di Dio o la sua non-esistenza.
La funzione delle idee
Le idee trascendentali o metafisiche non hanno una funzione costitutiva ma solo regolativa. Esse rappresentano una sorta di idea limite verso le quali dirigere la conoscenza del mondo. Il concetto di noumeno perde così il suo attributo di esistenza e rappresenta solo il concetto limite di ogni nostra idea. Per tale motivo la filosofia kantiana è chiamata filosofia del limite.
Su queste basi Kant opera un concetto di metafisica come scienza dei concetti puri, intendendo ovvero la dialettica come studio delle idee. Questa è divisa in metafisica della natura, che studia i principi a priori della conoscenza della natura, e metafisica dei costumi, che studia i principi dell'azione morale.