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Opere fondamentali classe IV


La critica della ragion pura


Nella Critica della ragion pura Kant si propone di sottoporre a giudizio la ragione umana. Dato che ai tempi di Kant il sapere si articolava in scienza (matematica e fisica) e metafisica, sono questi i soggetti della critica. Kant si pone in quest'opera le seguenti domande:

Mentre nel caso della matematica e della fisica si tratta di giustificare una situazione di fatto, chiarendo le condizioni che le rendono possibili come scienza, nel caso della metafisica bisogna scoprire se essa possa porsi come scienza o se essa sia condannata alla non-scientificità.

I giudizi

Kant per giudizio intende una connessione di concetti che unisce un soggetto ad un predicato. I giudizi possono essere di più tipi:

Nell'introduzione Kant riflette su quali giudizi possano essere considerati scientifici e giunge alla conclusione che per essere scientifico un giudizio dev'essere fecondo, universale e necessario. Sulla base di questa premessa Kant analizza le posizioni filosofiche dell'epoca, dividendole in due grandi gruppi: il razionalismo e l'empirismo.

Secondo Kant, sono tipici del razionalismo i giudizi analitici a priori: essi godono della necessità e dell'universalità, ma non della fecondità poiché il predicato si limita ad esplicare caratteristiche già presenti nel soggetto.

Tipici dell'empirismo (soprattutto di Hume) sono i giudizi analitici a posteriori: essi sono fecondi, in quanto il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto, ma non sono né universali né necessari, in quanto derivano dall'esperienza e non fanno uso delle forme a priori.

Kant giunge dunque alla conclusione che gli unici giudizi scientifici siano i giudizi sintetici a priori: essi infatti fanno uso delle forme a priori della ragione umana (quindi sono necessari e universali) aggiungendo nel contempo qualcosa di nuovo al soggetto (e pertanto sono anche fecondi). La scienza perciò esiste ed è universale, perché alla sua base vi sono i giudizi sintetici a priori, quindi fecondi, universali e necessari.

Secondo Kant le forme a priori della ragione umana sono lo spazio, il tempo e le dodici categorie.

La “rivoluzione copernicana”

Una volta appurato che i giudizi scientifici sono i giudizi sintetici a priori, Kant si pone un'ulteriore domanda: se non derivano dall'esperienza, da dove provengono i giudizi sintetici a priori?

Kant risponde a questo interrogativo elaborando una nuova teoria della conoscenza, suddividendo quest'ultima in materia e forma:

Esse possono essere considerate come dei filtri, delle forme innate che appartengono ad ogni soggetto pensante: come tali queste forme sono a priori rispetto all'esperienza e hanno validità universale e necessaria, in quanto tutti le possiedono e le applicano allo stesso modo.

Kant definisce questa teoria una rivoluzione copernicana: così come Niccolò Copernico per spiegare i moti celesti aveva ribaltato il rapporto tra la Terra ed il Sole, allo stesso modo Immanuel Kant per spiegare la scienza ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto: non è la mente che si modella in modo passivo sulla realtà, ma la realtà che si modella sulle forme a priori attraverso cui la percepiamo.

Tale ipotesi kantiana porta a dividere la realtà tra fenomeno e noumeno:

Le facoltà della conoscenza

Kant distingue tre facoltà conoscitive: la sensibilità, l'intelletto e la ragione.

Su questa tripartizione della facoltà conoscitiva è basata anche la divisione della Critica in generale. L'opera si divide in due tronconi principali:

La dottrina trascendentale degli elementi si sdoppia a sua volta in due rami:

La logica trascendentale a sua volta si sdoppia in due rami:

L'estetica trascendentale

Nell'estetica trascendentale Kant studia la sensibilità e le sue forme a priori. Egli considera la sensibilità "ricettiva", perché essa non genera i propri contenuti, ma li accoglie per intuizione dalla realtà esterna o dall'esperienza interna. Essa però è anche attiva in quanto organizza il materiale delle sensazioni tramite lo spazio ed il tempo, le sue forme a priori.

Dato che tramite il senso interno noi riceviamo anche i dati del senso esterno, il tempo è anche la forma del senso esterno. Si può quindi dire che, sebbene non tutte le cose siano nello spazio, tutte le cose sono nel tempo.

Tale tesi sullo spazio e sul tempo è spiegata da Kant in due parti del capitolo:

L'esposizione metafisica

Nell'Esposizione Metafisica Kant confuta sia la visione empiristica (Locke), che considerava spazio e tempo come nozioni tratte dall'esperienza, sia la visione oggettivistica (Newton), che considerava spazio e tempo come entità a sé stanti, sia la visione concettualistica (Leibniz), che considerava spazio e tempo come concetti che esprimono i rapporti tra le cose.

Contro l'interpretazione empiristica, Kant afferma che spazio e tempo non possono derivare dall'esperienza, in quanto per fare un'esperienza qualsiasi dobbiamo già presupporre le rappresentazioni originarie di spazio e tempo.

Contro l'interpretazione oggettivistica, Kant afferma che la teoria oggettivistica è impossibile, in quanto se lo spazio ed il tempo fossero entità a sé stanti essi dovrebbero esistere anche se all'interno di essi non vi fossero oggetti. Tuttavia questo non è possibile in quanto non è concepibile una cosa reale senza un oggetto reale. Kant puntualizza altresì che spazio e tempo non sono dei contenitori con degli oggetti all'interno, bensì dei quadri mentali a priori entro cui connettiamo i dati fenomenici.

Contro la visione concettualistica, Kant ribadisce che spazio e tempo non possono essere considerati concetti in quanto essi hanno natura intuitiva e non discorsiva.

Sebbene rifiuti la teoria oggettivistica, Kant accetta la teoria di Newton in base alla quale spazio e tempo sarebbero coordinate assolute dei fenomeni. Egli cerca anche di giustificare tale assolutezza facendo di spazio e tempo delle condizioni a priori del conoscere.

L'esposizione trascendentale

Nell'Esposizione trascendentale Kant giustifica la sua teoria su spazio e tempo mediante considerazioni sulla matematica.

Kant considera la geometria e l'aritmetica delle scienze squisitamente a priori. Esse sono sintetiche in quanto ampliano le nostre conoscenze mediante costruzioni mentali che vanno oltre ciò che è già noto. Ad esempio l'addizione 7+5=12 è sintetica in quanto il risultato 12 viene raggiunto tramite l'operazione del sommare e non può essere raggiunto per via intuitiva e analitica (ciò è facilmente intuibile con operazioni complesse tipo 345.678+456.345=802.023, che non possono essere raggiunte con la semplice analisi dei numeri). La matematica inoltre è a priori perché i teoremi matematici e geometrici valgono indipendentemente dall'esperienza.

Il punto di appoggio delle costruzioni sintetiche a priori della matematica sono le intuizioni di spazio e tempo. La geometria è la scienza che dimostra a priori le proprietà delle figure mediante l'intuizione pura di spazio. L'aritmetica è la scienza che dimostra a priori le proprietà delle serie numeriche, basandosi sull'intuizione pura di tempo.

In quanto a priori, la matematica è anche universale e necessaria, valida per tutte le menti pensanti. Pur essendo una costruzione della nostra mente, la matematica vale anche per la natura. Questo è spiegato da Kant in quanto l'esperienza fenomenica (ai cui oggetti viene applicata la matematica), essendo intuita nello spazio e nel tempo – che sono anche i cardini della matematica – possiede già di per sé una configurazione geometrica e aritmetica.

La logica trascendentale

La Logica trascendentale studia "l'origine, l'estensione e la validità oggettiva" delle conoscenze a priori che sono proprie dell'intelletto e della ragione. Il capitolo si sdoppia in due rami:

L'analitica trascendentale

L'Analitica trascendentale si sdoppia a sua volta in due parti:

L'Analitica dei concetti

Se le intuizioni sono affezioni, cioè qualcosa di passivo, i concetti sono invece funzioni, ovvero operazioni attive con cui si ordinano diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune. I concetti possono essere empirici, cioè costruiti con materiali ricavati dall'esperienza, o puri, cioè contenuti a priori nell'intelletto. I concetti puri si identificano con le categorie, cioè quei concetti basilari della mente che costituiscono le supreme funzioni unificatrici dell'intelletto. Siccome ogni concetto è "il predicato di un giudizio possibile", le categorie sono note come predicati primi.

Essendo forme dell'essere e del pensiero, le categorie kantiane hanno una portata puramente gnoseologico-trascendentale, in quanto esse non valgono per la cosa in sé, ma solo per il fenomeno.

Dopo aver spiegato cosa sono le categorie, Kant ne stila una precisa tavella in cui ad ogni modalità di giudizio corrisponde una categoria:

Giudizi Categorie
Quantità universali Quantità unità
particolari pluralità
singolari totalità
Qualità affermativi Qualità realtà
negativi negazione
infiniti limitazione
Relazione categorici Relazione dell'inerenza e sussistenza (sostanza e accidente)
ipotetici della causalità e dipendenza (causa ed effetto)
disgiuntivi della comunanza (azione reciproca tra agente e paziente)
Modalità problematici Modalità possibilità-impossibilità
assertori esistenza-inesistenza
apodittici necessità-contingenza

Si può notare come queste categorie kantiane entrino in azione in tutti i giudizi o in tutte le proposizioni nei quali si concreta il nostro pensiero.

La deduzione trascendentale

Una volta formulata la tavola delle categorie, Kant si trova davanti ad un annoso problema: come mai le categorie, pur essendo forme soggettive della nostra mente, pretendono di valere anche per la natura, che non è creata dalla nostra mente?

Il ragionamento kantiano, riassunto all'osso, consiste in questo:

Ciò significa, in pratica, che tutta la natura fenomenica obbedisce necessariamente alle forme a priori del nostro intelletto.

Seguendo tale ragionamento si capisce come l'io penso sia "il principio supremo della conoscenza umana", ossia ciò a cui deve sottostare ogni realtà per poter entrare nel campo dell'esperienza e per diventare un oggetto-per-noi. Allo stesso tempo, esso rappresenta ciò che rende possibile l'oggettività del sapere: infatti senza di esso e le categorie tramite cui esso opera, saremmo imprigionati nella soggettività e potremmo stabilire solo delle connessioni particolari e legate a particolari episodi.

Da notare che l'io di Kant non è affatto un io creatore ma, come Kant specifica, esso si limita solamente a ordinare una realtà che già preesiste.

L'Analitica dei principi

Nell'Analitica dei principi Kant indaga il modo in cui le categorie si applicano ai fenomeni. La domanda di partenza è la seguente: com'è possibile che l'intelletto condizioni effettivamente le intuizioni e gli oggetti sensibili? Se le categorie non sono proprietà delle cose, ma concetti puri a priori, per quale ragione esse dovrebbero valere per le cose? Perché le cose dovrebbero obbedire alle categorie?

Kant risponde a questi quesiti affermando che l'intelletto, non potendo agire direttamente sugli oggetti della sensibilità, agisce indirettamente su di essi tramite il tempo, attraverso cui tutti gli oggetti sono percepiti. In altre parole:

Questa sequenza avviene tramite una facoltà che Kant chiama immaginazione produttiva, in quanto produce a priori una serie di schemi temporali che corrispondono ognuno a una categoria. In altre parole la "rete" attraverso cui l'intelletto cattura i fenomeni corrisponde esattamente alle categorie, in quanto è organizzata proprio sulla base di esse. Vediamo come.

In generale Kant intende per schema la rappresentazione intuitiva di un concetto. Esso ha una certa parentela con l'immagine ma non va confuso con essa. Gli schemi corrispondenti alle categorie sono detti schemi trascendentali.

Gli schemi trascendentali sono le regole attraverso cui l'intelletto condiziona il tempo in conformità ai propri concetti a priori: in altre parole si può dire che essi sono categorie "tradotte" nel tempo.

Categorie Schemi Temporali
Quantità unità Quantità numero
pluralità numero
totalità numero
Qualità realtà Qualità esistenza in un tempo qualunque
negazione esistenza in un tempo determinato
limitazione esistenza in ogni tempo
Relazione sostanza e accidente Relazione permanenza nel tempo (sostanza)
causa ed effetto successione nel tempo
azione reciproca tra agente e paziente simultaneità nel tempo
Modalità possibilità-impossibilità Modalità esistenza in un tempo qualunque
esistenza-inesistenza esistenza in un determinato tempo
necessità-contingenza esistenza in ogni tempo

L'intelletto puro e l'io “legislatore della natura”

Con la teoria degli schemi Kant giustifica il perché gli oggetti, anche se non creati dalla nostra mente, siano in sintonia col nostro modo di pensarli.

Kant procede quindi a spiegare i principi dell'intelletto puro, ovvero le regole tramite cui le categorie si applicano agli oggetti. I principi dell'intelletto puro sono le enunciazioni generali che possiamo formulare a priori sulle cose e, in quanto tali, si identificano con le leggi supreme dell'esperienza e le proposizioni di fondo del sapere scientifico. Di seguito si elencano i quattro gruppi in cui Kant divide i principi:

Tale teoria coincide con quella dell'io legislatore della natura. Con tale teoria Kant afferma che l'intelletto non attinge le sue leggi dalla natura, ma le prescrive ad essa. Dall'io penso si possono derivare però solo le leggi che regolano la natura in generale. Le leggi particolari, invece, sono tratte dall'esperienza.

Gli ambiti d'uso delle categorie ed il noumeno

Le categorie, essendo la facoltà logica di unificare il molteplice della sensibilità, funzionano solo in rapporto al materiale che esse organizzano. Considerate di per sé, cioè senza essere riempite di dati provenienti dal senso esterno o interno, esse sono vuote. Esse sono infatti operanti solo in relazione al fenomeno, cioè l'oggetto proprio della conoscenza umana. Di conseguenza, per Kant, il conoscere non può estendersi al di là dell'esperienza. Le categorie, pertanto, non hanno un uso trascendentale, ma solo empirico.

Come già detto, Kant ha sempre ribadito che l'ambito della conoscenza umana è rigorosamente limitato al fenomeno. Il noumeno, invece, non può divenire, per definizione, oggetto di un'esperienza possibile. A riguardo del noumeno, Kant distingue tra un significato positivo e uno negativo:

Dialettica trascendentale

Nella Dialettica trascendentale Kant affronta il problema se la metafisica possa anch'essa costituirsi come scienza. L'uso del termine dialettica fa intuire la risposta negativa di Kant a tal proposito: secondo Kant, infatti, la dialettica è "l'arte sofistica di dare alla propria ignoranza e alle proprie illusioni l'aspetto della verità".

Genesi della metafisica e delle sue idee

La metafisica è un parto della ragione, la quale altro non è che un parto dell'intelletto stesso. Quest'ultimo, essendo la facoltà logica di unificare i dati sensibili tramite le categorie, è inevitabilmente portato a credere di voler pensare senza dati, come una colomba che, presa dall'ebbrezza del volo, crede di poter volare senz'aria, precipitando così a terra.

Secondo Kant, la nostra ragione, non paga del mondo fenomenico, è irresistibilmente attratta dal regno dell'assoluto, cioè verso una spiegazione globale e onnicomprensiva di tutto ciò che esiste.

Questa attrazione è dovuta a tre idee che sono proprie della ragione umana. Quest'ultima è portata ad unificare:

L'errore della metafisica sta nel trasformare queste tre esigenze mentali in altrettante realtà, dimenticando che noi non abbiamo a che fare con la cosa in sé (il noumeno) ma solo con la realtà non oltrepassabile del fenomeno.

Kant nella Dialettica vuole pertanto mettere a nudo, tramite l'analisi critica, i fallimenti della metafisica e del pensiero quando esso procede oltre i limiti dell'esistenza. Per dimostrare l'infondatezza della metafisica, Kant prende in considerazione le tre scienze che costituiscono l'ossatura:

La critica della psicologia razionale e della cosmologia razionale

Kant ritiene che la psicologia razionale o metafisica sia fondata su un paralogismo: ovvero su un ragionamento errato che consiste nell'applicare la categoria di sostanza all'io penso, trasformandolo in una realtà permanente chiamata anima. In realtà l'io penso non è un oggetto empirico, ma solo un'unità formale a cui non possiamo applicare alcuna categoria.

Anche la cosmologia razionale è errata: essa pretende di spiegare il cosmo nella sua totalità, ma ciò è impossibile perché non è possibile avere un'esperienza di tutti i fenomeni, ma si può avere solo di alcuni. Pertanto quando i metafisici cercano di spiegare il cosmo cadono in procedimenti razionali e contraddittori noti come antinomie, che sono due ragionamenti ugualmente spiegabili razionalmente, ma opposti tra di loro e tra cui non è possibile operare una scelta.

Critica alla teologia razionale

Per criticare la teologia razionale Kant rivolge una serie di critiche alle prove dell'esistenza di Dio che la teologia ha elaborato, per colmare il fatto che nulla si può dire su Dio stesso.

L'uomo ha sempre preteso di dimostrare l'esistenza di un essere superiore che abbia le stesse caratteristiche del mondo, ma trascura il fatto che tali caratteristiche sono determinate e relative a noi, che in quanto finiti non possiamo fare esperienza dell'infinito.

NOTA: con queste critiche Kant non assume una posizione atea (che nega l'esistenza di Dio) bensì agnostica: egli crede infatti che la ragione umana non possa dimostrare l'esistenza di Dio o la sua non-esistenza.

La funzione delle idee

Le idee trascendentali o metafisiche non hanno una funzione costitutiva ma solo regolativa. Esse rappresentano una sorta di idea limite verso le quali dirigere la conoscenza del mondo. Il concetto di noumeno perde così il suo attributo di esistenza e rappresenta solo il concetto limite di ogni nostra idea. Per tale motivo la filosofia kantiana è chiamata filosofia del limite.

Su queste basi Kant opera un concetto di metafisica come scienza dei concetti puri, intendendo ovvero la dialettica come studio delle idee. Questa è divisa in metafisica della natura, che studia i principi a priori della conoscenza della natura, e metafisica dei costumi, che studia i principi dell'azione morale.